La medicina dell’alce


 

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Per gli indiani Lakota, la medicina dell’alce è la medicina dell’amore.

Mi piace adottare questo simbolo per contraddistinguere la mia attività di medico perché credo fermamente che l’amore sia la medicina più potente che esista.

I popoli tradizionali di tutto il mondo sanno che un uomo o una donna-medicina non scelgono di esserlo: vengono scelti. Quello del medico non è un mestiere qualunque che può essere svolto per ricerca di denaro o potere: è un servizio che si è chiamati a prestare. L’uomo o la donna-medicina sono un canale di guarigione attraverso il quale operano forze superiori a quelle umane.

Gli “Elk dreamers”, i sognatori dell’alce, avevano, nella comunità lakota, il compito particolare di proteggere le donne e i bambini. Ecco perché ho scelto questo animale come simbolo della mia medicina, volta a sostenere la coppia mamma-bambino e a proteggerla dalle interferenze esterne, per lo più inutili e spesso dannose.

Il mio approccio terapeutico è dolce e ad alto contatto – come ben sanno i miei piccoli pazienti – e utilizza strumenti delicati ma estremamente efficaci come l’omeopatia e la floriterapia.

Ad esse si affianca una medicina ancora più semplice ed altrettanto efficace: la parola.  La parola crea, trasforma, libera. La parola avvolge come una coperta, riscalda il cuore, tocca le corde dell’animo.

La parola fa vibrare l’essere tutto. Una parola ben detta è benedetta, è una benedizione. La parola calma, tranquillizza, dona pace e fiducia. La parola guarisce.

 

“Avrei voluto guarirti con le parole perché in questo modo la guarigione avviene per sempre. Ma visto che tu vuoi guarire velocemente, non ho altra scelta che usare le medicine”. Ba’al Shem Tov

 

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