La magia della parola


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Kokopelli è una divinità delle popolazioni del sud-ovest americano (Navajo,Hopi, Pueblo). E’ un’immagine archetipica, simbolo di  felicità e fertilità.

Suonatore di flauto, guaritore e story-teller, Kokopelli gira di villaggio in villaggio col suo sacco pieno di semi, canzoni, storie e bambini non ancora nati

per portare ovunque gioia e rinascita. E’ lui che sovrintende i concepimenti e, dopo il gelo dell’inverno, annuncia la primavera.

 

Ho scelto Kokopelli come simbolo della mia attività di scrittrice perché anche le parole sono semi, semi di luce che spargendosi tutto intorno portano gioia e rinnovamento.

In questo senso le parole posseggono un’intrinseca magia: quella di saper trasformare la realtà e fare di un urlo un canto, di un’ombra uno sprazzo di luce, di un deserto un fertile e rigoglioso giardino.

La scrittura è creatività e permette il concepimento e la nascita di quelle creature non ancora nate che, proprio come Kokopelli, ognuno di noi, magari senza saperlo, porta con sé, sulle spalle, nel suo sacco pieno di canzoni che attendono di essere cantate…